Franco Tosi
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" Franco Tosi - Umori " Artribune piattaforma d'Arte - 29 Gennaio 2016

venerdì 29 gennaio 2016 - 12:21

By FT

 

Quasi in bilico tra apollineo e dionisiaco, tra biologia e emotività, la ricerca di Franco Tosi si concentra sui rapporti tra le diverse forme organiche, indagando sul mistero dell'esistenza. Una visione introspettiva, un gesto, che non opera un completo distaccamento dalla realtà, ma, anzi, trae spunto dal mondo naturale e delle forme organiche cercando di riprodurne i modelli di crescita e moltiplicazione.

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Artribune

 
 
 

" Artefiera gli appuntamenti di Giovedì 28 " La Repubblica - Redazione web - 28 Gennaio 2016

giovedì 28 gennaio 2016 - 12:03

"Umori" Franco Tosi

 

La ricerca di Franco Tosi si concentra sui rapporti tra le diverse forme organiche, indagando sul mistero dell'esistenza. Una visione introspettiva che trae spunto dal mondo naturale in un parallelo tra arte e scienza. Le opere esposte si configurano come un viaggio nell'interiorità dell'uomo che si traduce, come le cellule di un tessuto
organico, con infinite sfaccettature.

 

 

La Repubblica

 
 
 

" Come la Scienza Ispira l'Arte " - di Martina Pellizzer - Artein - International Art Magazine - nr.154 Dicembre 2014/Gennaio 2015

venerdì 26 dicembre 2014 - 10:02

Di Martina Pellizzer

 

A NEW YORK è DI SCENA IL CERVELLO

 

Come la Scienza Ispira l'Arte

 

" Science inspires Art - The Brain " è la mostra curata da Stephen Nowlin e Anjan Chatterjee ospitata fino al 29 Marzo alla Hall of Science. I 29 artisti selezionati, provenienti da tutto il mondo, hanno a lungo riflettuto sulla natura delle loro emozioni e come la scienza non sia ancora riuscita a rivelare a pieno il funzionamento il funzionamento del cervello. le 42 opere esposte, realizzate in 2D, sono il frutto di una collaborazione fra artisti e scienziati, che hanno realizzato in laboratorio una serie di esperimenti volti a diventara la fonte di ispirazione. Tra gli artisti presenti l'unico italiano è Franco Tosi.

 

 

 

Press Brain Artein

 
 
 

" Science Inspires Art: The Brain " - The New York Times - By Jascha Hoffman - September 29, 2014

domenica 12 ottobre 2014 - 09:45

By Jascha Hoffman

 

Science Inspires Art: The Brain. New York Hall of Science, Queens. Opens Oct. 11. Adults $11, children and seniors $8.

This art exhibition offers some new ways of looking at that three-pound hunk of jelly in your skull. Some do it with humor: a mock-infographic that shows a brain hinged open to reveal dozens of tiny people scurrying about, and an elegantly staged photograph of a small brain on a dinner plate with serving spoons. Some offer neural self-portraits, like the artist with multiple sclerosis who paints Technicolor versions of her brain scans on silk, and the artist who gives an unsettling depiction of the white "aura" that appears in her field of vision before a migraine headache. Of the 42 works selected by a gallery director and a neuroscientist, most were from artists, "perhaps because entries from scientists tend to be too didactic," said Cynthia Pannucci, the founder and director of Art & Science Collaborations Inc., who organized the exhibition. Among the most moving, however, were those that simply show the anatomy, such as "Cortical Columns," a haunting panel by the neuroscientist-turned-painter Greg Dunn, who uses gold and silver powders, ink and dye to render nerve cells in all their branchiness, like saplings waiting for winter.

 

 

 

The New York Times - Science and Art

 
 
 
" Synaesthesis " a cura di Ivan Quaroni - Catalogo Mostra - Galleria Di Paolo Arte - Bologna - Febbraio 2014
domenica 09 febbraio 2014 - 20:25

Synaesthesis
di Ivan Quaroni

 


"Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso:
nell'interiorità dell'uomo abita la Verità."
(Sant'Agostino, De vera religione)

 

 

Esistono, senza dubbio, diverse forme di astrazione, le quali traggono la propria ragion d'essere da premesse diverse. Ad esempio, l'astrazione analitica, quella che pone aSynaesthesis
l centro la geometria e i problemi di ordine percettivo, e che storicamente corre lungo una linea che dal Bauhaus approda fino alle ricerche ottiche e cinetiche.
Un altro tipo di astrazione, quella lirica, che si esprime attraverso l'impronta segnica e gestuale, il calligrafismo e la sgocciolatura, testimonia, invece, un approccio del tutto diverso, che avvalora la dimensione dell'intuito, dell'emotività e perfino della casualità.
Entrambe le linee, quella fredda e analitica e quella calda ed emotiva, indagano la dimensione dell'ineffabile e dell'insondabile. Sono, in sostanza, linguaggi visivi che fanno a meno dell'approccio narrativo e aneddotico tipico della dimensione figurativa, per affrontare problemi legati alla sfera enigmatica della percezione ottica o a quella, altrettanto enigmatica, della percezione interiore.
Il termine "astrazione" deriva dal latino ab trahere, che significa "distogliere", "separare" e indica quel tipo di processo che consente di spostare l'attenzione dal piano della contingenza a quello dell'intelletto. In un certo senso, astrazione e teoria sono termini analoghi, perché prevedono un distaccamento, almeno pretestuoso, dalla realtà fenomenologica. Ecco perché in pittura l'astrazione è spesso considerata una forma d'arte concettuale.
Eppure, l'astrazione contemporanea non opera un completo distaccamento dalla realtà, ma, anzi, spesso trae spunto dal mondo della natura e delle forme organiche.
Secondo Tony Godfrey, autore del fortunato volume Pittura Oggi (Phaidon Press, 2009), dalla metà degli anni Novanta, si sarebbe affermato un nuovo tipo di astrazione "ambigua", volta al recupero del gradiente umano, inteso non solo come apporto gestuale e valorizzazione della sfera del subcosciente, ma anche come riscoperta delle forme naturali e dei modelli di crescita e proliferazione tipici del mondo organico. Un aspetto, quest'ultimo, che deve molto alle teorie di Gilles Deleuze sul rizoma, il rigonfiamento sotterraneo del fusto arboreo, che il filosofo francese adotta come metafora di una ricerca speculativa che non soggiace ai processi della logica binaria, ma che, piuttosto, sviluppa metodi cognitivi non lineari e non gerarchici, in cui la casualità e l'intuizione ricoprono ruoli determinati.
Analogamente, l'astrazione ambigua sembra oggi aver abbandonato il rigore critico dell'astrazione pura, attraverso la formulazione di costrutti visivi capaci di tradurre in pittura sia le sollecitazioni sensibili della vita organica, sia quelle, ancor più impalpabili, degli epifenomeni psichici.
Entrambe queste tendenze sono presenti nella ricerca formale di Franco Tosi, che ricorre al concetto di synaesthesis per descrivere il meccanismo introspettivo da cui originano le sue opere.
Franco Tosi trasforma la synaesthesis, che per gli Stoici era un atto di analisi interiore, insomma una forma d'indagine introspettiva, in uno strumento di traduzione visiva di processi invisibili, o comunque inafferrabili con i tradizionali strumenti percettivi e cognitivi di cui disponiamo.
L'invisibilità cui Tosi allude è, in verità, di due tipi. Una è l'invisibilità dei processi organici che si producono nel livello cellulare degli organismi e che può essere ovviata dall'occhio umano solo tramite l'utilizzo di potenti strumenti ottici, come i microscopi. L'altra risiede, invece, nella sfera psichica e pneumatica del pensiero e richiede, per essere disvelata, un potenziamento delle facoltà percettive e intuitive più sottili dell'individuo.
Sono campi d'indagine differenti, che Tosi riunisce nel dominio operativo della pittura con un'attitudine che ci sembra, appunto, "ambigua" per definizione, proprio perché tesa al recupero di una dimensione che non può dirsi astratta in termini assoluti.
Tre sono le serie, o i cicli di opere, cui l'artista si dedica da diversi anni: Mitosi, Graffi e Landscape. Non si tratta di tappe cronologiche, ma piuttosto di traiettorie di ricerca che, occasionalmente, s'incrociano e s'intersecano, sempre muovendo da una medesima attitudine concettuale, che l'artista declina nella reiterazione ossessiva di forme dinamiche e transitorie. Forme che, per inciso, sembrano slittare, quasi pendolarmente, dal piano figurale della riconoscibilità ottica a quello aleatorio dell'astrazione, come per effetto di un progressivo dissolvimento e riaccorpamento delle strutture.
Nelle Mitosi, caratterizzate dalla reiterazione di macchie globulari e ovoidali, Tosi pare osservare il regno organico nella dimensione microscopica e cogliere il processo di riproduzione delle cellule nel suo divenire molteplice.
Il suo interesse per la biologia umana, in parte derivante dagli studi presso l'Istituto per le Arti Sanitarie Ausiliari, è evidente, ma non può diventare l'unico filtro interpretativo della sua opera. Tanto più che, l'adesione mimetica nella rappresentazione dei processi di mitosi, è sostituita da una trasposizione di ordine lirico e onirico. Tosi stesso descrive la propria ricerca sui particolari anatomici nella loro dimensione microscopica come una rivisitazione "in forma onirica e concettuale". "La figura", afferma l'artista, "si dissolve perdendo via via ogni riconducibilità a ciò che è, per diventare una visione introspettiva di frammenti di noi stessi".
In sostanza, la visione cellulare di Tosi è una sorta di sineddoche, figura retorica che indica la parte per il tutto. Ossia, è una metafora per indicare l'uomo nella sua globalità.
La visione parziale, organica, subepidermica, diventa il pretesto per attirare l'attenzione sulle invisibili dinamiche dei processi biologici, ma è anche un modo per suggerire che il piano dell'invisibilità si estende anche ai meccanismi cognitivi delle intuizioni spirituali.
In pratica, Tosi intuisce che tutto ciò che è davvero importante e vitale nella nostra esperienza, sta fuori dai confini della percezione ordinaria, oltre i limiti delle nostre capacità sensoriali e, soprattutto, di là dal perimetro delle nostre facoltà intellettive. Così è per i fenomeni cellulari, ma anche atomici e subatomici, che l'occhio nudo non può cogliere. E così è pure per le folgorazioni profonde e i lampi fulminei della synaesthesis, che sono fuori della portata del pensiero razionale e cartesiano, oltre le strette griglie del sistema binario, che ci fa troppo simili alle macchine.
Le "Bolle come cellule, i graffi e i segni come neuroni impazziti che attraversano la tela, oltre il supporto, oltre la razionalità per perdersi nell'infinito", di cui parla Tosi, diventano, quindi, i segnali di questo sconfinamento percettivo. Di più, testimoniano la presenza di una realtà che non può che essere indagata con gli strumenti della rappresentazione aniconica, proprio perché la figurazione, con le sue asserzioni mimetiche, si rivela inadeguata a cogliere la dimensione extrasensoriale delle epifanie biologiche e psichiche.
Tosi indaga il mistero e l'enigma dell'esistenza attraverso forme evocative, insieme ambigue e allusive. I suoi Graffi, ad esempio, possono essere letti come segni antropici, scalfitture prodotte da un gesto umano, oppure come filamenti di DNA, legami chimici intermolecolari, rappresentazioni grafiche di liquidi immiscibili. La natura ambigua delle forme apre, dunque, un ampio ventaglio di possibilità interpretative, tanto nelle Mitosi, quanto nei Graffi.
Lo stesso si può dire dei Landscape, che con i paesaggi tradizionali condividono la struttura semantica, cioè una morfologia leggibile in termini di spazio, grazie alla presenza di un "orizzonte", di un "piano", di una "profondità", anche se, in realtà, si tratta sempre di superfici magmatiche e mutevoli, che sfuggono a una definitiva comprensione ottica.
I Landscape di Franco Tosi sono luoghi privi di coordinate geomorfiche, campi di attraversamento, topiche liminari, intercapedini dimensionali che inducono l'osservatore a compiere un'esperienza immersiva e sinestetica, durante cui si compie uno slittamento dalla percezione (ottica) all'introspezione.
In un certo senso, i Landscape sono esche, trappole ben congegnate, che irretiscono lo sguardo dello spettatore, immergendolo in un mantra visivo fatto di fluidi accostamenti cromatici, di campiture scivolanti, di partiture ritmiche e ipnotiche, le quali, lentamente, quasi inavvertitamente, trasformano l'approccio retinico in esperienza cognitiva.
Infatti, anche i Graffi e le Mitosi possono essere considerati, in qualche modo, dei paesaggi. Mentre i primi sono simili a vedute satellitari, solcate da sinuosi tracciati fluviali, da piani alluvionali e stretti, profondi canyon, le seconde appaiono come superfici instabili e brulicanti, colte da una prospettiva aerea. Ma è naturalmente un'illusione, conseguente alla sopravvivenza di schemi figurativi innati nel pensiero umano. Si pensi alla celebre riflessione intorno alla "macchia sul muro", contenuta nel Trattato della Pittura di Leonardo, in cui l'artista affermava che "Egli è ben vero che in tale macchia si vedono varie invenzioni di ciò che l'uomo vuole cercare in quella, cioè teste d'uomini, diversi animali, battaglie, scogli, mari, nuvoli e boschi ed altre simili cose".
Tuttavia, è giusto rilevare che nella pittura di Tosi, l'ambiguità e l'indefinizione non sono semplici espedienti evocativi, ma conseguenze di un particolare modus operandi e di precise scelte linguistiche e formali.
Nel tempo, Tosi ha, infatti, saputo elaborare una grammatica pittorica fatta di macchie, segni e forme ricorrenti. Le bolle ovulari delle Mitosi, le campiture cromaticamente ridotte dei Landscape, e, infine, le partizioni, quasi calligrafiche, dei Graffi, sono elementi cardine di una sintassi che, come spiega l'artista, "nasce dallo studio dei materiali e dai loro comportamenti sui diversi supporti, ma anche dall'analisi merceologica dei colori e delle loro declinazioni tonali". Un approccio, questo, che conferma l'interesse di Tosi non solo per la biologia umana, ma anche per la natura proteiforme della materia in tutte le sue accezioni, a cominciare dagli olii, che talvolta combina con resine e catrami per ottenere particolari effetti.
In fin dei conti, sia quando interpreta in forma mitopoietica i fenomeni cellulari, sia quando verifica le potenzialità espressive generate dalle reazioni chimiche dei pigmenti e dei materiali, Tosi trae spunto dalla realtà tangibile. E tuttavia, la sua abilità sta proprio nel saper tramutare, con la pittura, l'osservazione fenomenica in ricognizione interiore.
Così, mentre l'artista, riflettendo sulle proprie esperienze, assume se stesso a oggetto di studio, altrettanto fa lo spettatore delle sue opere, passando dal ruolo di mero testimone oculare a quello di osservatore partecipe di quella medesima pratica introspettiva che è poi, da sempre, la funzione più alta e irrinunciabile d'ogni forma d'arte.

 

 

 
 
 
Synaesthesis " Tosi da Di Paolo " - il Giornale dell'Arte Allemandi Editore - Vedere a Bologna - nr. 338 Gennaio 2014
domenica 09 febbraio 2014 - 18:38

Dal 18 gennaio al 20 febbraio è a cura di Ivan Quaroni la mostra "Synaesthesis" del pittore bolognese Franco Tosi, l'appuntamento mette in evidenza la ricerca dell'artista incentrata sulla rivisitazione di particolari anatomici nella loro dimensione microscopica, quasi una visione introspettiva di frammenti di noi stessi. "Synaesthesis" rivela dunque questo paradosso tra realtà ispiratrice e illusione dove cellule e filamenti si materializzano su fluidi paesaggi interni dandoci la percezione del nostro essere. S.L.

 
 
 
" La visione organica di Franco Tosi " - Arte Cairo Editore - numero 485 Gennaio 2014
domenica 09 febbraio 2014 - 18:31

" La visione organica di Franco Tosi "

Per crescere, le cellule degli organismi si moltiplicano, sdoppiandosi, attraverso il processo della mitosi. Franco Tosi si immerge nell'essenza stessa dell'essere umano osservandolo con la lente del microscopio. Dal 18 gennaio al 20 febbraio i lavori più recenti dell'artista bolognese sono esposti alla galleria Di Paolo Arte di Bologna

 
 
 
" Synaesthesis " di Franco Tosi - Redazione Cultura e Spettacolo il Resto del Carlino del 18 Gennaio 2014
domenica 09 febbraio 2014 - 18:15

Alle 18 apre alla galleria Di Paolo Arte " Synaesthesis "

dell'artista bolognese Franco Tosi (curata da Ivan Quaroni).

La sua ricerca ruota intorno alla rivisitazione di

particolari anatomici in micro-dimensione.

 
 
 
" ARTEFIERA ART FIRST " Fiera Internazionale d'Arte Moderna e Contemporanea - Catalogo manifestazione -- Bologna Italy -- 27 / 30 Gennaio 2012
lunedì 30 gennaio 2012 - 22:23
 

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" Prospettive differenti di Franco Tosi da oggi in parete " La Nuova Ferrara - 28 Ottobre 2011
venerdì 28 ottobre 2011 - 22:23
 

FERRARA

Il Palazzo della Racchetta (via Vaspergolo) ospita la personale "Prospettive differenti " dell'artista bolognese Franco Tosi, alla sua prima uscita nella città estense. La mostra - curata da Gianluca Ramini in collaborazione con Francesca Mariotti, critica d'arte - inaugura oggi alle 18. Vengono presentati una serie di lavori che racchiudono un decennio di produzione dell'artista. Da "Pigmenti e materia" fino alla "Mitosi" cellulare, Tosi propone, con una differente prospettiva e il segno astratto, la sua interpretazione della materia, del colore.

«... Studiando e sperimentando cromie, cercando armonie impensate, sostenuto dalla capacità di isolarsi da quanto popola l'arte contemporanea che lo circonda, Tosi lascia alle spalle ogni provincialismo, fedele solo a se stesso, per giungere ad un ruolo di primo piano sulla scena internazionale». (F. Mariotti).

Presenti in mostra alcuni inediti della serie Graffi/Scratches dove, all'apparenza esili fili ma anche forti appigli attraversano la tela sconfinando nell'ignoto, lasciando chi osserva e la sua immaginazione liberi di perdersi negli stessi.

«Le "prospettive differenti" - aggiunge Mariotti - costituiscono il leit motiv del suo progredire, fatto di momenti di arresto e di cambiamenti, cambiamenti visuali, che danno modo all'artista di cogliere una continua diversità e prospettiva in un incessante approfondimento della propria creazione artistica».

 

 

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